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Fibromialgia: la testimonianza di una Psicologa

FIBROMIALGIA NAPOLI – La testimonianza di una Psicologa

In quest’articolo voglio farti leggere un estratto del mio libro (è quasi pronto!) in cui presento la testimonianza di Nadia, che da paziente è diventata… collega! Infatti ho iniziato a collaborare con Nadia quando, oltre ad essere diventata mia paziente perché affetta da fibromialgia, ci siamo resi conto di avere la stessa visione del dolore cronico. Insieme abbiamo raggiunto degli ottimi risultati – lei sta molto meglio grazie ad un lavoro che ha coinvolto sia me che altre figure professionali. In quest’estratto, si parla dell’importanza di un approccio multidisciplinare e fornisce un prezioso punto di vista: quello di una persona esperta in salute mentale che sperimenta in prima persona la fibromialgia. Questo le permette di avere una grande capacità di analisi dei propri sentimenti e delle proprie emozioni in relazione a questo problema che potrà essere di sicuro interesse anche per te.

 

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L’approccio multidisciplinare nel trattamento della fibromialgia

a cura della dott.ssa Nadia Tia, Psicologa

 

Io, come molti lettori di questo libro, ho sofferto (oggi posso permettermi il lusso di parlare al passato) di dolore cronico a causa della sindrome fibromialgica che, attualmente, riesco a tenere a bada grazie al protocollo del dott. Iengo, alle tecniche di rilassamento e ad un approccio psicologico cognitivo/comportamentale. Il dolore cronico, infatti, coinvolge sia il piano emotivo che sensoriale e per questo motivo è fondamentale lavorare su entrambi i fronti.

 

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La Fibromialgia coinvolge spesso anche l’aspetto Psicologico. Spesso le persone fibromialgiche sono afflitte da depressione.

 

Vorrei precisare che all’inizio del mio percorso di cura seguivo soltanto il trattamento farmacologico ma, dopo alcuni mesi, i risultati erano lievi e, onestamente, non tanto promettenti. Il dolore era continuo, mi procurava tante limitazioni non solo fisiche ma soprattutto mentali (la paura di non riuscire a fare un viaggio, un’escursione, una semplice uscita ecc.), il dolore era diventato il protagonista della mia vita… ed io? Dov’ero?

Hai già letto: “Fibromialgia e vita sessuale: tutto quello che non hai mai osato chiedere!“?

I miei desideri, le mie ambizioni, i miei sogni erano offuscati solo da colui che era diventato il padrone indiscusso di tutto: il dolore continuo, perenne, che si presenta al  risveglio e ti accompagna per tutta la giornata. Mi domandavo come fosse possibile che una psicologa che da anni aiuta i pazienti ad anteporre i propri bisogni per raggiungere il benessere e l’integrità psicologica ora non riusciva a fare altrettanto. Perché permettevo al dolore di essere più forte di me, perché mi stava annientando? Così, dopo mesi di dolore che avvolgeva qualsiasi parte del mio corpo, mi sono detta: “Basta! Vincerò io! Non so ancora come… ma sarò più forte di lui!”. Questa è la molla che deve scattare in tutte le persone che soffrono di dolore cronico per riappropriarsi della propria vita, perché senza questa convinzione di fondo, senza questa determinazione e forza di volontà credo che nessuna cura possa funzionare. Nel mio caso questa molla è scattata da sola perché, da psicologa, avevo gli strumenti giusti per poter capire come il dolore mi stava cambiando e influenzando la vita,  come la paura associata ad esso potesse limitarmi. Sono stata fortunata: chi è ignaro dei meccanismi perversi che vengono innescati dal dolore necessita di un percorso psicologico per poter ribaltare la condizione in cui si trova.

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Parlare con un professionista a volte è indispensabile per trovare la via d’uscita!

 

Ritengo che, una delle finalità più importanti del percorso psicologico nei pazienti fibromialgici o con patologie affini, sia quella di far prendere coscienza dello stato in cui si trovano. Il prendere coscienza non significa far entrare il paziente in un’ottica di “sopportazione passiva” rispetto alla sua condizione ma significa lavorare sull’accettazione attiva del problema, sul prendere atto che il problema esiste ma che esistono altrettanto strade per migliorare. Molte volte, di fronte alle esperienze dolorose della vita, si reagisce con un noto meccanismo di difesa: la negazione. Devo ammettere che inizialmente avevo reagito alla fibromialgia con questo meccanismo di difesa, negavo che ci fosse un problema, imputavo i dolori all’umidità, all’essere stata troppo all’impiedi, all’aver portato buste troppo cariche di spesa…  insomma negavo il problema perché, in fondo, faceva male accettarlo. Ho potuto farlo fin quando i dolori non erano frequenti ma, quando sono diventati quotidiani, ignorare che c’era un problema risultava difficile. Passai, dunque, dalla negazione alla rassegnazione, non facendo niente che potesse farmi stare meglio ad eccezione dell’ingurgitare farmaci.

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Penso sia chiaro come questi due meccanismi siano assolutamente deleteri, per questo intraprendere un percorso di terapia è di grande importanza nella gestione del dolore cronico. Il motivo per cui riconoscere la propria patologia è importante è che è necessario assumere un ruolo attivo nel processo di guarigione. Probabilmente non esiste una condizione che presupponga un impegno più costante da parte del paziente di quella del dolore cronico.

 

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Nella fibromialgia non si può essere passivi: bisogna essere parte attiva della terapia! Piangerti addosso non ti servirà a nulla!

 

Molti miei pazienti fibromialgici, hanno riferito che la loro sintomatologia fosse iniziata (o peggiorata) in seguito ad eventi stressanti e il supporto psicologico, oltre ad aiutare il paziente a metabolizzare l’evento stressante e a fornire gli strumenti giusti per farvi fronte, riesce anche ad individuare quei fattori che scatenano malessere di cui il paziente non è ancora del tutto consapevole. Con il percorso psicologico dunque, non solo si portano alla coscienza degli eventi che, inconsapevolmente, causano stress ma, soprattutto, si aiuta il paziente ad avere un diverso approccio verso gli eventi della vita. I comportamenti disadattivi e disfunzionali che il paziente mette in atto, vengono sostituiti con comportamenti adattivi e funzionali per il suo stato di salute fisica e mentale. Con un percorso psicologico, il paziente con dolore cronico, che tende a somatizzare l’ansia e a riversarla sul corpo, impara a indirizzarla verso altri canali e a trasformarla da ansia distruttiva in ansia costruttiva.

 

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Una delle opzioni è sicuramente uno sport di gruppo, in cui puoi divertirti, rilassarti ed esercitarti allo stesso tempo! (Sì, puoi farlo… ANZI DEVI!)

Conosci le 5 cose da evitare se hai la fibromialgia?

In base alla mia esperienza di persona affetta da dolore cronico che ha notevolmente migliorato il suo stile di vita e ha sconfitto il dolore perenne e continuo, posso indubbiamente affermare che dalla “trappola” del dolore cronico se ne può uscire vittoriosi. Per quanto sia difficile crederlo, soprattutto all’inizio di ogni patologia cronica dolorosa, bisogna convincersi di ciò e seguire un percorso di cura multidisciplinare che preveda un lavoro sul corpo e sulla mente. So benissimo cosa vuol dire quando il dolore diventa il tuo compagno “inseparabile” ma, da persona che ha ritrovato la sua vita ed una vera e propria rinascita, posso senz’altro dire che, con il giusto approccio e la giusta motivazione, il dolore cronico può essere superato e sconfitto!

 

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Nadia ce l’ha fatta, grazie ad un protocollo multidisciplinare che include attività fisica, psicologia, esercizio terapeutico e ipnosi… e tu!?

 

Lavorare con Nadia è stato professionalmente un piacere: avere a che fare con una persona con la capacità di insight di una psicologa è sicuramente molto più semplice. In più, ha avuto dei risultati straordinari sin da subito!

Come sempre, se hai domande puoi scrivermi su WhatsApp, sulla mia Pagina Facebook o visitare il mio sito personale o la homepage di Fibromialgia Napoli per trovare maggiori informazioni!

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